Pia Donata Berlucchi, quando la storia dà voce al futuro

Intervista esclusiva alla presidente di una delle cantine di Franciacorta più apprezzate nel mondo. Appassionata di storia e letteratura, alterna le sue giornate tra la cantina di Borgonato e le aule universitarie, per diffondere la cultura del vino.

1_Il primo ricordo del vino, come nasce la storia Berlucchi in Franciacorta?

Nostro padre Antonio, ingegnere su dighe e condotte per centrali elettriche – mamma lo chiamava “il Re delle Acque”- ebbe in eredità da suo padre Francesco Berlucchi parte dell’azienda del nonno, il Conte Ignazio de Terzi Lana, coltivata ai tempi con mezzadria operativa e produzione mista agricola, cereali ed uva. Morì a 57 anni lasciando noi cinque fratelli, dai 7 ai 21 anni; la mamma, insieme al maggiore tra noi Francesco, allora allievo del Politecnico di Milano, dovette unire la passione della musica, era una pianista, alla vita quotidiana per mandare avanti la numerosa famiglia. Mio fratello Francesco alternò così la gestione della terra con il far crescere noi quattro fratellini.

L’altra metà della proprietà venne lasciata allo zio Ignazio, fratello di Antonio, nella stessa zona di Franciacorta. Cadde la mezzadria nel 1964 e si passò alla gestione diretta con operai agricoli: erano gli anni dei primi esperimenti della trasformazione dell’ottimo vino bianco, chiamato inizialmente Pinot di Borgonato. Da allora partì il grande progetto della lavorazione del Franciacorta, con il metodo classico.

2_La tavola della famiglia, ieri e oggi:

Ieri, grande tavolata con bimbi di tutte le età, con nonni e zie. C’erano porcellane, cristalli, bicchieri di varia forma e misura per ogni vino, fiori come centro tavola. La cucina era sempre in movimento, con varie donne del paese fra forni e fornelli, le ricordo con il fazzoletto bianco legato in testa! Le pietanze? C’erano le carni della Franciacorta, ma anche il pesce, come la tinca, la trota, il salmerino, il coregone del lago d’Iseo, e poi i dolci di famiglia, con mandorle e noci. Oggi, purtroppo, molto è cambiato, le tavole sono meno affollate, gli spazi ristretti, poco tempo per parlare, pasti più frugali. Anche l’apparecchiatura è minore, anche se da noi, in famiglia, ancora oggi ogni vino deve avere il giusto bicchiere. Il Franciacorta, un tempo servito nel conosciuto flûte, oggi lo si apprezza di più, per i profumi che sprigiona, in bicchieri a tulipano, leggermente più aperti. 

3_Cosa apprezzano i clienti stranieri del Franciacorta e quale piatto?

Gli stranieri amano molto le bollicine DOCG di questa terra, cioè il Franciacorta in tutte le sue forme, Brut, Satèn, Rosé, Non-dosato. Quando visitano la nostra cantina, con affreschi originali del 600, rimangono rapiti dalla realtà storica che si incrocia con la leggenda affascinante di questa terra, cioè fra la tenacia incredibile degli abitanti della zona e i risultati eccezionali dei nostri vini, che innalzano l’unicità dell’offerta enogastronomica italiana nel mondo. Come cibo, il più apprezzato è un piatto medioevale, il “Manzo all’olio”, pietanza delle feste della povera gente: carne bovina locale, acqua, prezzemolo, olio; un brasato senza burro, non grasso, servito con polenta di mais molto ben cotta, come si usa dalle nostre parti.

4_Al ristorante, esiste una Carta dei Vini perfetta?

Non mi permetterei mai di proporla, di suggerire come comporla. Posso dire che non amo la Carta dei Vini con mille proposte, trovo sia presuntuosa verso il cliente, che potrebbe sentirsi incapace di scegliere, oltre al dubbio che vi possano essere vini desueti, troppo invecchiati diciamo. Mi piace vedere pochi vini in lista, una selezione intelligente ed elegante, e non deve mancare mai il consiglio del ristoratore, senza protocolli calati dall’alto, magari con un consiglio da esperto, ma piacevole, circa l’abbinamento alle ricette del luogo.

5_E il ristorante perfetto? Quello che funzionerà sempre?

Io non posso dire quale sia il ristorante perfetto, ci sono troppi elementi variabili in questa definizione. Posso però dire come vorrei che fosse. 

Onestamente, data la mia esperienza di vita, vorrei fare appello ad una vecchia e cara parola che mi sta a cuore: equilibrio. La preparazione degli chef italiani è impeccabile, siamo perfetti di fronte al mondo, ma se potessi farlo, suggerirei a tanti giovani chef di non tentare di emergere con il colpo di scena, proponendo (scusate lo scherzo) “spiedino di formica su coulis di grillo”..

Dal mio punto di vista, il colpo da maestro lo fa chi sa stare in equilibrio, per esempio tra la cucina povera di campagna e la cucina dei grandi re francesi, come pure rivaluterei la tanto criticata nouvelle cuisine, o i piatti della tradizione nella loro ricetta originale, senza tante trasformazioni artificiose.

Il ristorante che vorrei dovrebbe insomma essere guidato solo da chi sappia usare intelligenza e creatività con il massimo equilibrio, nel rispetto dei grandi valori che ci insegna la storia.

6_”Horreur!” Cosa non vorrebbe mai vedere sulla tavola di un ristorante Pia Donata Berlucchi?

Comprendo le ultime regole dettate dell’emergenza sanitaria, ma una bottiglia di acqua minerale sul tavolo di un bel ristorante è quanto di più triste e povero si possa trovare. Meglio sarebbe una bella brocca in cristallo con l’acqua del rubinetto!

About

Punto di riferimento di una famiglia storica, appassionata donna del vino e interprete ideale della cultura della sua Franciacorta, Pia Donata Berlucchi è un’imprenditrice che ha dalla sua l’esperienza, la grinta e il polso di una “lady di ferro”, tutte caratteristiche che si accompagnano al savoir faire di una vera nobildonna.

Amatissima past President dal 2003 al 2009 dell’Associazione Nazionale Donne Del Vino, alla quale ha dato una profonda impronta basata sulla Cultura e sull’Educazione, oggi ricopre il ruolo di vicepresidente nazionale dell’ONAV, Organismo Nazionale Assaggiatori Vino, dove organizza iniziative importanti, con l’obiettivo di proporre una nuova cultura del vino, a partire dalla scuola, che diffonda il valore di un prodotto vitale per la nostra economia e la nostra immagine nel mondo.

Proprio su questo tema Pia Donata ha creato, presentandolo all’Expo di Milano 2015, un progetto contro l’etilismo nei giovani, che propone lo studio del Vino, non nella sua essenza chimica ed organolettica, ma nei valori della sua storia, che incrocia Filosofia, Arte, Politica, Economia, presente da 4000 anni prima di Cristo nella vita dei popoli Mediterranei, come ben raccontano i testi di Platone, di Socrate.

Dal 2016, ha aperto corsi speciali ONAV per diventare Assaggiatori Vino, dedicati ai non vedenti. I corsi si svolgono sia con testi in Braille che con strumenti audio; gli esami finali con Diploma vengono eseguiti agli allievi non vedenti, uniti a quelli vedenti, per un messaggio di socialità e cultura. Dopo la pandemia, sia il Corso su il Bere consapevole contro l’etilismo nelle scuole, che quelli di Assaggiatore Vino per i non vedenti, stanno riprendendo con grande entusiasmo.

Dal 2003 Pia Donata Berlucchi ha ricevuto la carica di Consigliera di Banca d’Italia a Brescia, ruolo che continua tutt’ora.

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