Il fotografo migliore? Quello che considera la materia

Intervista esclusiva a Stefania Casali, food photographer di Roma che parte dalla conoscenza profonda del cibo per poter applicare poi tecnica e mestiere, senza mai perdere di vista la propria identità.

1_Cinque consigli per iniziare a fotografare il cibo

Da fotografo e formatore, in quanto mi occupo anche di insegnamento sia di Food Photography che di post produzione fotografica, mi sento di affermare con sicurezza che, per affrontare con competenza la fotografia di cibo è necessario conoscere profondamente la materia, ovvero il cibo stesso. Ovviamente non significa essere cuochi provetti, ma comprendere le implicazioni che il cibo ha su società, cultura e territorio. Detto questo la Food Photography è una disciplina fotografica molto specialistica, quindi per ottenere buoni risultati bisogna iniziarne lo studio con un bagaglio di tecnica e teoria di fotografia di base ampio e solido. Il terzo consiglio che do a tutti i colleghi che formo è quello di prendere confidenza con le luci artificiali, la luce ambiente è molto bella, e gratuita, che di questi tempi è sicuramente importante, ma inaffidabile e volubile, per non dire assente in alcune condizioni. Infine imparare a prendere spunto dal lavoro di colleghi fotografi, non necessariamente solo di food, evitare l’omologazione che si è andata a creare in seguito all’avvento dei social, e imparare assolutamente la post produzione, che è parte attiva e necessaria nel processo fotografico.

2_Lo vede sempre a colori il cibo?

Per rispondere a questa domanda è bene fare un distinguo, la fotografia di cibo non è solo di taglio editoriale o commerciale, può essere concettuale, fine art, o persino puramente astratta. Io scatto cibo in bianco e nero, così come faccio scatti più concettuali, che per altro mi hanno portato a grandi soddisfazioni personali.

3_Formazione. Chi è il fotografo migliore?

Il fotografo migliore è sicuramente quello che considera la materia infinita, e quindi sente la necessità continua di formarsi e aggiornarsi. Soprattutto è fondamentale fare formazione di stampo internazionale, sia in materia di tecniche fotografiche, compositive, che di post produzione, aspetto questo che viene spesso travisato e impiegato in maniera inopportuna. Oltre a questo il fotografo migliore è colui che mantiene il suo stile e originalità, adeguandosi ai trend più attuali senza perdere la propria identità.

4_Chef e fotografi, sempre d’accordo?

Uno degli aspetti più complessi del lavoro di food photographer è confrontarsi con chef e titolari di attività e aziende. Quando il contatto è diretto, e non mediato dalla figura dell’art director, spesso è difficile far capire al committente le soluzioni migliori per favorire una comunicazione efficace. Capita spesso di sentirsi richiedere immagini che hanno stile e contenuti molto distanti dall’identità del brand, perché magari sono stati visti sui social, poi quando si realizzano l’insoddisfazione regna sovrana, perché ci si rende conto che quell’idea non è adatta alla propria azienda. Poi ci sono problemi più strettamente tecnici, come la scelta del piatto più indicato, o il metodo di impiattamento che potrebbe non funzionare in fotografia. È complesso traslare un’esperienza multisensoriale come l’alimentazione, a un mezzo bidimensionale che coinvolge solo la vista.

5_Una recente esperienza, quale è il trend attuale?

La pandemia ha cambiato profondamente la pubblicità e la comunicazione in generale, lo dimostrano anche le campagne di molti brand, ho visto passare in tv spot che contenevano collage di video fatti con il cellulare dai consumatori, o fotografie che sembrano improvvisate con il cellulare. Molti ristoranti richiedono immagini meno didascaliche e più ambientate, con un piede verso il lifestyle, per invitare le persone a vivere nuovamente gli ambienti esterni e la convivialità. Ora con questa drammatica guerra in corso mi chiedo cosa succederà.

6_Velocità e cotture, criticità nel fotografare un cibo.

La coordinazione tra fotografi e chef è un potenziale problema. Molto dipende dalla quantità di scatti richiesti e dal tipo di cibo. Per ovviare a molti incidenti è sempre utile pianificare la scaletta dei piatti durante il sopralluogo, in questo modo il flusso di lavoro del fotografo viene modellato in maniera tale da essere pronti al momento giusto. Ci sono poi piatti che come dico io sono un po’ “scene del crimine”, è difficile renderli accattivanti, un esempio sopra a tutti le interiora varie, di cui per altro la cucina romana è ricchissima. In questo caso porzioni piccole e accostamenti con erbe aromatiche possono aiutare ad alleggerire il tutto. Poi c’è il gelato che si scioglie molto velocemente, in questo caso non ci si può improvvisare, si deve essere veloci e precisi.

About

Stefania Casali è una fotografa che vive a Roma. La sua passione principale è il cibo e la sua comunicazione, per questo il suo percorso formativo è in gran parte focalizzato su questi aspetti. Si occupa principalmente di fotografia commerciale in ambito food and beverage, lifestyle, anche se non si tira mai indietro di fronte a nuove sfide. Crede fermamente nella formazione, motivo per cui affianca all’attività sul campo quella di docente, con corsi specialistici di food photography privati e presso scuole ed enti riconosciuti. Quando non lavora riempie le sue giornate con il marito Tolentino, la figlia Zoe, i suoi tre gatti e ultimi, ma non meno importanti, gli amici.

www.stefaniacasali.com

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