La soluzione del Food Delivery

Da trend di settore a scelta strategica, il food delivery può essere una delle chiavi per uscire dall’emergenza stimolando la ripresa delle attività di ristorazione. E se fosse utile anche alla tua azienda?

Quello del food delivery in Italia, infatti, è un settore nettamente positivo. Lo confermano i numeri: 350 milioni di euro nel 2018 e la crescita esponenziale delle aziende che ne fanno uso (+ 69% rispetto al 2017, dunque in meno di tre anni) affiancandolo al loro business principale o scegliendolo come unica soluzione di vendita. 

Una tendenza che fotografa alcuni cambiamenti radicali nelle abitudini legate al cibo. Gli italiani dedicano sempre meno tempo alla spesa, mangiano sempre più fuori casa e cucinano soprattutto alla sera, rendendo la cena il pasto principale. Amano, inoltre, la velocità, impiegano poco meno di mezz’ora per ogni pasto e scelgono sempre più gli ordini a domicilio.

Un mercato in crescita

E questo perché ordinare a casa è semplice e, in molti casi, rapido. Con l’avvento dell’online, infatti, le piattaforme che permettono ai ristoranti di fornire un servizio a domicilio si sono moltiplicate e aggiornate, e per gli utenti è ancora più immediato scegliere cosa comprare, come pagare e quando ricevere la consegna. La rete ha di fatto trasformato le attività di fare la spesa o andare al ristorante in quelle più pratiche e veloci dei click online. Il digitale diventa, ancora una volta, più reale del reale. E non sempre è un male. 

L’emergenza e le imprese di ristorazione
Potrebbe, piuttosto, essere una soluzione. L’emergenza Covid-19 ha bloccato ogni attività economica, dalle più piccole e familiari a quelle strutturate. La scelta del food delivery è l’opportunità per riprendere i contatti con la propria clientela, ampliandola, e riattivando così parte delle vendite, in vista di una piena ripresa. 

Una strategia, questa, particolarmente adatta al settore della ristorazione tradizionale, soprattutto perché è la qualità del cibo una delle richieste principali di chi ordina a domicilio. Stando ai dati raccolti negli ultimi due anni, infatti, chi sceglie il servizio di food delivery cerca soprattutto piatti di qualità, da mangiare comodamente a casa, senza lasciare la propria cucina o il proprio salotto. 

Anche qui i numeri parlano chiaro. Si stima che la percentuale di ristoratori italiani decisi a entrare nel circuito food delivery sia aumentata del 40% durante il mese di marzo 2020, e che sia costantemente in crescita. Questo in risposta al numero di clienti che per la prima volta scelgono il servizio di consegna a domicilio (53% in più rispetto febbraio 2020), dovuta proprio all’emergenza Covid-19 e all’impossibilità di accedere ai ristoranti.

Cosa cambia in cucina

Le nuove strategie portano anche a nuove modalità di business, a cominciare dai menù. Molti ristoratori hanno rivisto le loro carte adattandole alle nuove esigenze di consumo, includendo cibi che possono essere riscaldati una volta consegnati (primi piatti, paste ripiene, verdure) o bilanciandone le calorie, così da adeguarli a uno stile di vita più sedentario. Altri hanno deciso di bypassare le piattaforme di food delivery e occuparsi in prima persona degli ordini, sfruttando i social o WhatsApp, altri ancora – soprattutto fornitori di mense aziendali – hanno stretto delle partnership con le aziende clienti per consegnare i menù direttamente a casa dei lavoratori in smart working. 

Pur con risultati diversi (alcuni ristoratori dichiarano di aver avuto un’impennata di vendite, altri di non riuscire a raggiungere i guadagni dei mesi precedenti) in linea generale la strategia del food delivery sembra essere positiva

E dopo l’emergenza?
Una volta terminato l’allarme Covid-19 il mercato cambierà, confermano gli esperti. Avranno una ripresa più veloce le piccole aziende rispetto a quelle più grandi e strutturate, e certamente sarà notevole lo sviluppo del delivery, a ogni livello. Questo grazie a due fattori: l’abitudine più diffusa a consumare il cibo in casa, dovuta anche al periodo di emergenza appena trascorso, e a un più ampio bacino di lavoratori in remoto, che quasi certamente verrà confermato anche nei mesi futuri. 

Sarà una ripresa veloce e importante, con dinamiche variabili a seconda della zona geografica e del settore di attività. La crisi legata all’emergenza è, insomma, certamente un evento negativo, ma anche l’occasione per resettare le proprie dinamiche aziendali e prendere in considerazione nuovi modelli di business, più snelli e sostenibili.

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